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Prodi e Ciampi truccarono i conti PDF Stampa E-mail
Scritto da Pietro Francesco CRISEO   
Mercoledì 09 Maggio 2012 16:33

Prodi e Ciampi truccarono i conti

 

Prodi e Ciampi truccarono i conti per entrare nell’euro e la Germania lo sapeva.

L’Italia non era ancora pronta per entrare nell’Euro e l’ex cancelliere tedesco Helmut Kohl ne era a conoscenza. Documenti alla mano, il settimanale tedesco Der Spiegel racconta punto per punto, data dopo data, quello che è successo tra il 1997 e il 1998 per permettere al nostro Paese di entrare a far parte dell’Unione Europea. “Operazione autoinganno” è il titolo di un articolo di cinque pagine apparso sulla rivista di Amburgo.

Der Spiegel ha avuto accesso a centinaia di pagine, rapporti e verbali manoscritti dei colloqui avuti dal “cancelliere della riunificazione” Kohl.

Stando alle carte l’Italia non sarebbe mai potuta entrare nell’Euro perché i suoi conti non erano assolutamente in regola. “A decidere sul suo ingresso non furono criteri economici ma considerazioni politiche” si legge nell’articolo del settimanale che denuncia: “In questo modo si creò il precedente per una decisione sbagliata ancora maggiore presa due anni dopo, l’ingresso nell’euro della Grecia”.

Il governo Kohl, quindi, sarebbe stato perfettamente a conoscenza della reale situazione dell’Italia e del suo bilancio ma non si sarebbe mosso perché priorità assoluta era che il nostro Paese entrasse nell’area euro. Se si bloccava l’ingresso dell’Italia, infatti, anche la Francia si sarebbe tirata indietro e la Germania si sarebbe trovata “in una posizione di trattativa debole”.

Ripercorrendo quello che è accaduto, il 3 febbraio 1997 lo stesso ministero tedesco aveva constatato che a Roma “importanti misure strutturali di risparmio erano venute quasi del tutto meno per garantire il consenso sociale” mentre il 22 maggio dello stesso anno in una nota per il cancelliere Kohl si legge che “non c’è quasi nessuna chance che l’Italia rispetti i criteri”.

Fu Hoerst Koehler, allora presidente dell’Associazione delle Casse di Risparmio tedesche, a scrivere una lettera a Kohl a metà marzo insieme a uno studio dell’archivio dell’Economia mondiale di Amburgo. Koehler spiegava che l’Italia non aveva rispettato le condizioni per una durevole riduzione del deficit e costituiva un “rischio particolare” per l’euro. L’ex cancelliere tedesco però, a quanto pare fece orecchie da mercante. Bitterlich, allora consulente di Kohl per la politica estera al vertice Ue nel maggio 1998 affermava infatti “la parola d’ordine politica era: per favore non senza gli italiani”.

Dai documenti emerge anche che l’Italia, nel corso del 1997, chiese per due volte di rinviare la partenza dell’euro, ma la Germania rifiutò perché la data d’inizio era ormai diventata un “tabù”.

Tutte le speranze tedesche erano riposte nell’allora ministro del Tesoro italiano Carlo Azeglio Ciampi. “Per tutti era come un garante dell’Italia, lui ce l’avrebbe fatta” prosegue Bitterlich nell’intervista con Der Spiegel “alla fine con una combinazione di trucchi e di circostanze fortunate gli italiani riuscirono a rispettare i criteri di Maastricht”.

Il Paese trasse vantaggio da tassi di interesse storicamente bassi ”come l’introduzione della “tassa per l’Europa”, la vendita delle riserve auree alla banca centrale e le tasse sugli utili che fecero scendere il deficit di bilancio in misura corrispondente “anche se gli esperti statistici dell’Ue in seguito non accettarono questi trucchi”.

Nel Der Spiegel si legge che il cancelliere tedesco si fidò delle dichiarazioni di Ciampi sulla riduzione al 60% del debito pubblico entro il 2010 che invece non si è realizzato.

Bisogna ricordare però che l’Italia, in quegli anni, era la maggior concorrente della Germania sul mercato internazionale per l’esportazione di prodotti manifatturieri, idrici e meccanici. Il mancato ingresso del Bel Paese nell’euro, avrebbe perciò rischiato di rendere difficile i rapporti commerciali tedeschi con gli altri stati. Il basso valore della lira rispetto alla moneta europea avrebbe reso i prodotti italiani molto più economici rispetto a quelli delle industrie tedesche e perciò, a parità di qualità, molto più appetibili.

Pietro Francesco CRISEO

 
La ballata del 1° Maggio PDF Stampa E-mail
Scritto da Pietro Francesco CRISEO   
Martedì 01 Maggio 2012 18:05

La ballata del 1° Maggio

 

Mai come quest'anno la sfilata allegorica del primo maggio, con tutto

il suo corollario di bandiere rosse, sindacalisti d'accatto e guitti

da cortile, appare come un esercizio retorico privo di costrutto,

completamente disancorato dalla realtà. Una sorta di nemesi delle

coscienze, anestetizzate dalla ripetitività di gesti senza senso e

inebetite dai ritmi sincopati di concertini rock, usati per creare un

pubblico all'imbonitore di turno.

In primo luogo non si comprende bene la natura dell'oggetto che ci si

appresta a festeggiare.

Il lavoro, ormai da tempo latitante e nella maggior parte dei casi

(quando c'è) associato a salari inadeguati al mantenimento di una

famiglia?

I lavoratori, bestie da soma in via d'estinzione, immolati sull'altare

del progresso e della competitività?

I disoccupati, fra le cui fila sempre maggiormente copiose albergano

ogni giorno che passa, nuovi e più numerosi aspiranti suicidi che la

"buona stampa" finge bellamente d'ignorare?......

I sindacalisti d'accatto che continuando a millantare credito

attraverso belle parole e false promesse, avevano permesso che si

arrivasse fino a questo punto?

La sinistra italiana che ha cavalcato per decenni la lotta di classe,

prendendo per il naso milioni di lavoratori, fino ad arrivare a

scoprire che il sodalizio con i banchieri, la grande finanza ed i

"prenditori" d'accatto, rappresentava il fine ultimo della sua

esistenza?

Quale senso possono avere le sfilate con le bandierine ed i

concertini, messi in scena in una giornata in cui non c'è nulla, ma

proprio nulla da festeggiare? Qualcuno ha mai visto (dimenticando la

sindrome di Stoccolma) un poveraccio pesto e dolorante che canta e

balla per festeggiare il suo aguzzino? O una tribù indigena che

festeggia la pioggia nel bel mezzo di un periodo siccitoso?

Al più anzichè festeggiare, la tribù di cui sopra potrebbe spendersi

in rituali propiziatori, finalizzati ad ingraziarsi la benevolenza

degli dei, affinchè finalmente facciano piovere.

Ma il primo maggio non potrebbe neppure venire rivisitato in questa

chiave, dal momento che l'Olimpo non alberga fra le nuvole ma in

luoghi assai più terreni e le cause della siccità, dalle

delocalizzazioni alla mancanza di dazi sono tangibili e note a

chiunque possegga la licenza elementare.

Nonostante ciò, con in tasca la licenza elementare e negli occhi il

fervore mistico di chi crede, non importa in cosa, ma crede, tutti in

fila per tre a festeggiare il primo maggio e fra un corteo, un comizio

elettorale ed un concertino, ci sarà pure il tempo per qualche "vasca"

ai centri commerciali, tutti aperti (Coop in testa) senza distinzioni,

perchè il progresso ha detto che é giusto così.

 

Pietro Francesco CRISEO

 
Povero Popolo Italiano PDF Stampa E-mail
Scritto da Pietro Francesco CRISEO   
Martedì 01 Maggio 2012 17:42

Povero Popolo Italiano

 

Ascolto adesso dal TG di un povero disgraziato licenziato a cui hanno anche pignorato la casa. Risultato si è suicidato. L’ennesimo.

Ecco come questi criminali hanno ridotto il nostro paese, strangolato dall’usura internazionale, messo sotto dittatura di un pugno di banksters, con la complicità di tutti i partiti, da sempre camerieri dei banchieri.

Queste sono le reazioni, autolesive, del nostro povero popolo.

Se qualcuno spera che andando avanti di questo passo possa determinarsi una reazione a furor di popolo, se lo scordi. Non solo per il potenziale raggiunto dalle forze di polizia e di repressione, dai Servizi, dai Mass media e quant’altro, ma per il semplice fatto che non c’è più POPOLO, in particolare i GIOVANI quelli preposti, da sempre, a sostenere generosamente le rivoluzioni.

Cosa credete, che 50 anni di alienazione mentale siano passati indolore? Spettacoli televisivi demenziali, Calcio per  beceri e degenerati mentali, discoteche, sballo e droghe di vario tipo, musica per alienati mentali, sesso facile fin dai 12 anni, e tanto altro, e poi consumismo, fin dalle elementari dove i bambini vogliono QUELLA marca di scarpe perchè “c’è l’hanno tutti” e le bambine vengono vestite come alla Barbie, ovvero come tante prostitute in erba.

E ancora vanno in giro con la falce e martello cantando " Bella ciao ". Bisogna avere proprio la faccia di merda.

Insomma una vita assurda, del tutto virtuale, che ha distrutto le famiglie, laddove tutti hanno presenti le soap opere e le telenovele che gli fanno saltare i parametri di riferimento, portandoli dopo un paio di anni di matrimonio a cercare nuove avventure, dove i genitori all’americana, sono chiamati “i vecchi” e i genitori sono tutti contenti di essere “amici” dei figli, e tanto altro ancora. La lista è lunga, pietosa.

Questo ci hanno ridotto e aggiungendoci anche, non a caso, il pompaggio della società multietnica, per distruggere ogni residuo di cultura, di tradizione, di retaggio peculiare del nostro popolo.  Stante così le cose chi volete che si ribelli ? Al massimo potranno dare l’assalto ai negozi per razziare l’ultimo prodotto Ipod.

Non è catastrofismo il mio, è la constatazione di una società letteralmente degenerata.

Solo 40 anni addietro, nel bene e nel male i giovani si riunivano per idee, per gruppi politici, per ideologie e sempre bene o male, ritenevano di offrire un loro impegno esistenziale alle loro idee.

Li hanno fatti scannare, grazie agli opposti estremismi: fascismo – antifascismo, comunismo – anticomunismo, li hanno fatti massacrare scientemente, criminali di tutti i partiti e furfanti capetti a libro paga dei Servizi. Oggi ogni tanto qualcuno espone la foto di giovanissimi morti assassinati e li esalta per la sua parte, a rischio di far riemergere quella assurda contrapposizione, da stadio e mortifera. Tutti andrebbero invece ricordati, di destra e di sinistra, insieme, perchè sono tanti, sono morti per niente, e se oggi fossero vivi maledirebbero i criminali che li hanno fatti scannare. Ieri, dicevo, c’era comunque questa realtà viva, tra la gioventù, oggi andate a vederli, nei loro punti di incontro: giovani letteralmente dementi, privi di ogni cultura, cinici, come cinica è tutta la società, falsi disposti a tutto per il symbol all’ultima moda, per apparire, non per essere.

Sono già vecchi, non servono più a nulla.

Pietro Francesco CRISEO

Ultimo aggiornamento Martedì 01 Maggio 2012 17:54
 
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